Prestiti a protestati e cattivi pagatori

L’incombenza cui ci si sottopone necessariamente per ottenere un prestito, sotto qualsiasi forma esso venga proposto e accettato, è l’impegno ad onorare per un dato periodo di tempo, rappresentato dal piano di ammortamento, i canoni ossia le rate di cui esso si compone, alla cui scadenza rientrare progressivamente del proprio debito.

Possono essere diverse e soggettivamente con matrici differenti, le cause che impediscono di rispettare l’onere periodico di ripagare la fiducia che il sistema creditizio ha accordato a un individuo, in ragione di requisiti, capacità reddituale e debitoria.

Ma nessuna di esse esime lo stesso dall’essere segnalato come cattivo pagatore, vale a dire soggetto inadempiente, potenzialmente a rischio e perciò meritevole di annotazione in un registro appositamente tenuto da un organismo, rappresentato in Italia dal CRIF, ossia la centrale rischi finanziari che gestisce tutte le pratiche di identità finanziaria di chiunque richieda credito.

Possibilità di ottenere finanziamento per soggetti a rischio

In tale categoria rientrano i cattivi pagatori, ossia coloro che avendo beneficiato di un prestito o un finanziamento, non ne hanno onorato per tempo le scadenze o abbiano volutamente omesso i pagamenti, come pure i i protestati.

La levata di protesto o l’atto di pignoramento sono quei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria su richiesta della parte lesa in un’azione di credito, vale a dire il creditore e nel caso specifico l’ente erogante, che colpiscono il debitore inadempiente, ponendolo in uno stato di aggravio di requisiti e garanzie da fornire qualora necessitante liquidità.

Anteponendo il concetto per cui istituti di credito e finanziarie hanno tutto l’interesse a concedere credito poiché è sulla capitalizzazione delle somme prestate che si fonda gran parte del loro guadagno, è opportuno comprendere quanto debbano tutelarsi per accrescere le garanzia di rientro di tali somme.

Posto che nel termine massimo di cinque anni cattivi pagatori e segnalati al CRIF siano riabilitati dal proprio storico debitorio, vi sono delle formule per cui essi possono ottenere un prestito o finanziamento fino a quando tale riabilitazione non sia avvenuta.

Per tutti i lavoratori pubblici, ovvero privati qualora dipendenti di strutture organizzate in organico e capitale sociale di una certa rilevanza, la cessione del quinto dello stipendio è la formula più diretta per l’ottenimento di somme di denaro, anche se si è protestati, poiché è possibile impegnare la propria busta paga fino ai due quinti del suo totale netto.

Nel caso quindi che stipendio o pensione abbiano una quota già ceduta per disposizione giudiziaria, vi è la facoltà di impegnare un’ulteriore porzione, procedura nota come doppio quinto o delegazione di stipendio.

In questo caso la figura garante, per la tutela del rischio all’esposizione di istituti di credito e finanziarie, è il datore di lavoro, cui spetterà l’onere di versare loro le rate di ammortamento detraendone l’importo direttamente dalla busta paga.

Diversamente, gli stessi enti eroganti potrebbero pretendere a ulteriore tutela, oltre che particolari procedure assicurative in caso di premorienza o perdita del posto di lavoro, anche garanzie reali, ossia immobili di proprietà, che mobiliari cioè mezzi registrati e titoli di vario genere, aggredibili in caso di ulteriori insolvenze del debitore.

Ormai quasi in disuso la pratica del prestito cambializzato, in cui la cifra in credito accordata si basa sul negozio giuridico del titolo esecutivo stesso, il cui recupero in caso di mancato pagamento, dati i tempi della giustizia civile e le procedure da essi scaturenti quali il pignoramento diretto o presso terzi, sono un aggravio di perdita, da cui qualunque creditore preferisce tenersi alla larga.